Fascite Plantare: esordio, eziologia, diagnosi differenziale, trattamento locale



Al suo esordio, questo disturbo si presenta come un dolore a livello del tubercolo mediale del calcagno che si può irradiare lungo l’aponeurosi plantare. Questo dolore è molto più presente quando si carica il peso sul piede dopo essersi riposati per un po’, soprattutto al mattino, ed i sintomi possono poi alleviarsi durante la giornata o peggiorare in seguito a prolungata attività.

La fascia plantare ha un ruolo chiave nella funzionalità del piede soprattutto per la sua funzione di argano. Si inserisce alle ossa sesamoidi alla base delle cinque falangi prossimali e nel passo, dal momento che la prima articolazione metatarso-falangea si estende con l’estensione dell’alluce, il calcagno viene tirato contro l’alluce accorciando e supinando il piede, fornendo così una base rigida su cui è possibile spingere. La fascia plantare verrà poi tensionata nuovamente dopo l’appoggio del tallone nel momento in cui l’arco si abbasserà durante la pronazione. Risulta quindi essere di fondamentale importanza il 1° raggio (1° metatarsale e cuneiforme mediale).

Per quanto riguarda l’eziologia, sono stati fatti degli studi sugli atleti ma non è stata trovata alcuna associazione tra gli indici di massa corporea, il peso o l’altezza. Si è vista solo qualche evidenza che suggeriva un apprezzabile aumento dello sviluppo del disturbo con una progressiva riduzione del range di dorsiflessione. Quelli con meno di 0 gradi di dorsiflessione erano 23 volte più predisposti ad avere dolore plantare. Nei portatori di fascite si è evidenziata anche un restrizione di mobilità nel senso dell’estensione del 1° dito.

La chiave per una rieducazione efficace della fascite plantare è, come per gli casi, una diagnosi accurata. Le principali diagnosi differenziali per il dolore plantare cronico sono: - Sindrome del tibiale posteriore: la disfunzione del tendine del tibiale posteriore è una causa comune di dolore plantare. I sintomi includono dolore a caviglia e parte mediale del piede nell’arco mediale. La palpazione della fascia plantare può essere dolorosa ma deve essere comparata col lato asintomatico. Una ridotta inversione del calcagno durante il sollevamento in punta di piedi è un segno di debolezza del tibiale posteriore. Il bordo mediale della caviglia è frequentemente doloroso e può riprodurre dolore da fascite plantare. - Frattura da stress calcaneale/navicolare: spesso correlata ad eccessiva attività, si può riscontrare una dolorabilità acuta e localizzata all’origine della fascia plantare ma occorre esplorare il resto del calcagno e del navicolare. Il calcagno è frequentemente doloroso se schiacciato medialmente e lateralmente in contemporanea e il navicolare in palpazione diretta. Un RX dell’osso è l’esame per eccellenza in entrambi i casi. - Danno del cuscinetto adiposo: spesso correlato ad eccessiva attività, una dolorabilità acuta e localizzata può essere riscontrata all’origine della fascia plantare ma occorre esplorare il resto del calcagno e del navicolare. Il calcagno è frequentemente doloroso se schiacciato medialmente e lateralmente in contemporanea e il navicolare in palpazione diretta. Un esame dell’osso (RX) è l’esame per eccellenza in entrambi i casi. Il trattamento è spesso l’immobilizzazione seguita da mobilizzazione e riabilitazione graduale. - Dolore neurogeno correlato al nervo tibiale: il dolore periferico neurogenico è causato da un trauma o da una compressione dei nervi periferici. Una zona critica per la compressione del nervo tibiale è il lato mediale del calcagno a livello del tunnel del tarso. Il nervo calcaneale mediale attraversa il retinacolo dei flessori medialmente. La compressione di ciascuno di questi può causare dolore al tallone o plantare. La palpazione di questi nervi è possibile insieme ad appropriati test neurodinamici per il nervo tibiale posteriore. Il trattamento conservativo prevede la riduzione dell’attività, la risoluzione di disordini biomeccanici, la mobilizzazione dei tessuti molli in zone critiche e la mobilizzazione neurale. - Dolore da trigger point: i trigger points sono locali, iperirritabili e localizzati in una zona tesa di un muscolo scheletrico. Producono dolore localizzato e possono dare dolore riferito in un determinato punto. I trigger point che possono mimare fascite plantare possono essere trovati nel gastrocnemio, nel soleo e nei flessori accessori. I trattamenti sono molteplici ed includono agopressione, release miofasciale o agopuntura.

TRATTAMENTO LOCALE Le mobilizzazioni fisiologico- specifiche del tessuto molle proposte da Hunter sono ancora usate per esaminare il tessuto per la sua capacità di allungarsi fisiologicamente in tutte le direzioni sotto pressione manuale. La fascia plantare viene tensionata da forze applicate medialmente, lateralmente, superiormente ed inferiormente. Ciò si ripete col 1° dito esteso che tensiona ulteriormente la fascia plantare. Occorre comparare con il controlaterale. Queste manovre faranno emergere determinate aree sintomatiche che possono essere stressate attraverso graduali costanti pressioni con piccole oscillazioni di mobilizzazione sul sito di restrizione e di riproduzione del dolore. L’obiettivo delle pressioni è promuovere l’adattamento dei tessuti al carico ed un normale processo di guarigione. I vari studi effettuati suggeriscono di utilizzare il dolore per guidare la grandezza della forza applicata dal momento che non ci sono altri parametri di riferimento. La durata delle forze applicate suggerita è 30-60 secondi, 5 volte e ripetuta al massimo 3 volte al giorno. Quando i sintomi diminuiscono con la semplice pressione, il trattamento progredisce ed ulteriore stress viene aggiunto alla precedente pressione. Va provato poi con l’estensione del 1° dito.

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