Cosa osservare nella biomeccanica di un cantante pop: punti di forza, vulnerabilità e strategie di compenso


Quando osserviamo un cantante pop sul palco, l’attenzione tende naturalmente ad andare alla voce: intonazione, estensione, potenza, timbro, controllo, resistenza.
Ma per chi lavora clinicamente con i performer, la voce rappresenta soltanto la parte udibile di un sistema molto più complesso.
Prima ancora di chiedermi “Come sta usando la voce?”, mi interessa capire: Come sta organizzando il corpo per produrla?
Un cantante pop non canta in condizioni statiche. Cammina, corre, balla, cambia direzione, interagisce con musicisti e pubblico, gestisce microfono e in-ear monitor, affronta coreografie, luci, caldo, costumi, adrenalina e, soprattutto, ripete tutto questo sera dopo sera.
Per questo la valutazione biomeccanica di un performer non dovrebbe cercare semplicemente ciò che è “corretto” o “scorretto”.
Dovrebbe identificare: punti di forza, punti di vulnerabilità e strategie di compenso.
Non cerco la postura perfetta. Cerco una strategia efficiente.
Uno degli errori più frequenti è osservare il cantante attraverso un modello posturale ideale. Nel mondo della performance questo approccio è spesso poco utile. Un artista deve poter cantare in piedi, seduto, accovacciato, ruotato, inclinato, mentre cammina o durante una coreografia. La variabilità non è necessariamente un problema: può essere una risorsa.
La domanda diventa quindi: Quanto facilmente il sistema riesce ad adattarsi senza trasferire un carico eccessivo alla voce?
Un’asimmetria, per esempio, non rappresenta automaticamente una disfunzione. Può essere una strategia perfettamente funzionale. Diventa interessante quando quella strategia è rigida, costosa o non modificabile. Il punto non è quindi eliminare ogni compenso. È capire quanto costa quel compenso al performer.
Valentina Carlile - Osteopata esperta in Osteopatia applicata a disturbi di Voce e Linguaggio dal 2002. Per informazioni e prenotazioni visita la pagina Contatti





Commenti