Microfono, in-ear e gestione audio a Sanremo: come ottimizzare la resa vocale in diretta TV
- Valentina Carlile DO

- 20 gen
- Tempo di lettura: 2 min

Una grande voce non basta: sul palco dell’Ariston la resa finale dipende anche da microfono, monitoraggio, qualità del suono, rapporto con il fonico e gestione degli in-ear. Il cantante che padroneggia questi aspetti arriva più sicuro, più stabile e con una performance tecnicamente impeccabile.
Per questo, la gestione audio è un vero tassello della preparazione professionale.
1. Scegliere il microfono: perché fa la differenza
Ogni voce risponde in modo diverso ai microfoni. A Sanremo vengono usati modelli di altissimo livello, ma la scelta deve rispettare:
timbro naturale
quantità di aria nell’emissione
dinamica del brano
stile vocale (pop, rock, soul, lirico, spoken)
Un microfono poco adatto può enfatizzare sibilanti, durezza sulle alte o mancanza di corpo sulle note basse.
Consiglio
Se possibile, testare due o tre microfoni diversi durante le prove: permette al fonico di modellare il suono ideale.
2. Gestione degli In-Ear Monitor (IEM): l’equilibrio tra controllo e comfort
Gli in-ear sono ormai indispensabili, ma richiedono preparazione. I problemi più comuni:
mix troppo “pulito” → dà sensazione di isolamento
troppo volume della propria voce → porta a spingere meno (e perdere energia)
troppo poco → porta a spingere di più (rischio fonotrauma)
latenza fastidiosa → destabilizza l’intonazione
Regola d’oro
Il mix deve essere naturale, simile a quello che il cantante sente in studio: voce chiara, base equilibrata, qualche strumento chiave per orientarsi.
Un in-ear ben gestito riduce la fatica vocale, stabilizza l’intonazione e permette una performance emotiva più libera.
3. Competenze microfoniche: come “suonare” il microfono
Saper usare il microfono è una competenza tecnica, non un dettaglio estetico. Le camere sono ravvicinate, l’audio è ultra-definito, il margine di errore è minimo.
Tecniche fondamentali
Distanza:
3–5 cm per le parti morbide
8–12 cm nei forti per evitare saturazioni
Panning naturale: piccoli movimenti laterali che evitano eccesso di pressione su plosive (“P”, “B”)
Angolazione: tenere il microfono leggermente deviato (10–15°) ammorbidisce sibilanti e durezza
Gestione dinamica: avvicinarsi nelle note basse per mantenere corpo, allontanarsi nei climax
4. Dialogo con il fonico: un rapporto decisivo
Fonico di palco e fonico di sala sono alleati del cantante. Per ottenere un mix ideale:
comunicare prima cosa si desidera
spiegare come si vuole percepire voce e strumenti
indicare eventuali criticità del brano (picchi, sussurri, parlati, acuti improvvisi)
segnalare subito eventuali problemi durante le prove
I migliori artisti preparano un memo tecnico da consegnare al team audio.
5. Preparazione mentale per l’audio live
Un’interferenza, un volume sbagliato, un ritorno strano possono destabilizzare anche un cantante esperto. Per questo serve allenare:
resilienza,
capacità di cantare anche con un mix imperfetto,
rapidità di adattamento,
focus sul corpo e non solo sull’orecchio.
Strategia utile
Provare il brano in studio con volumi diversi, mix “imperfetti”, piccoli ritardi o variazioni: aiuta a mantenere il controllo in situazioni non ideali.
6. Integrazione con tecnica vocale e postura
Una gestione audio ottimale potenzia:
stabilità laringea,
efficienza respiratoria,
qualità dell’intonazione,
controllo emotivo,
libertà interpretativa.
Un buon audio permette al cantante di “dimenticare la tecnica” e dedicarsi alla performance.
Valentina Carlile - Osteopata esperta in Osteopatia applicata a disturbi di Voce e Linguaggio dal 2002. Per informazioni e prenotazioni visita la pagina Contatti





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